Elle decor

``Noi facilitiamo l’esperienza intorno a questo processo, permettendo anche alla comunità creativa fiorentina di partecipare con mostre ed eventi, risultato delle residenze: si crea così un luogo dove proliferano le connessioni professionali legate al mondo dell’arte e del design``

Un palazzo storico a Firenze, che si propone come nuovo faro per l’arte e il design, spazio espositivo e allo stesso tempo guesthouse, in cui creativi da ogni parte del mondo possono incontrarsi, per ritrovare stimoli e scambiare idee: questo in sintesi è Numeroventi, una realtà che da poco si è affacciata sulla scena, ma che sta facendo parlare molto di sé. Abbiamo chiesto al suo fondatore, Martino di Napoli Rampolla, di farci da guida all’interno di questo vivace microcosmo – in cui le residenze degli artisti si trasformano in eventi, mostre e collezioni – per scoprire più da vicino cos’è e come funziona Numeroventi.

Raccontaci l’idea alla base di Numeroventi, che obiettivi si propone, a che esigenza risponde, da dove arriva l’ispirazione?
Numeroventi nasce dall’esigenza di creare uno spazio dove poter far crescere la comunità intorno all’arte e al design. Il progetto si è evoluto in maniera organica e progressiva ma anche molto rapidamente. Adesso il nostro obiettivo è offrire a chi lavora in un business creativo (artisti, designer, direttori creativi, pubblicitari…) uno spazio per poter creare liberamente, tornando per qualche giorno all’essenza della propria passione. Faccio un esempio pratico: un direttore artistico di Manhattan, che quando fondò la sua agenzia era un illustratore di talento, si ritrova ora a gestire un sistema che non gli permette più di esercitare la sua passione. Venendo qui, può prendersi una pausa dalla routine, per lavorare a qualcosa di veramente significativo per lui. Noi facilitiamo l’esperienza intorno a questo processo, permettendo anche alla comunità creativa fiorentina di partecipare con mostre ed eventi, risultato delle residenze: si crea così un luogo dove proliferano le connessioni professionali legate al mondo dell’arte e del design. Ai residenti vengono resi disponibili una serie di servizi (branding, marketing, graphic design, copywriting, coaching) per aiutarli a promuoversi e a migliorare l’equilibrio vita/lavoro.
Come si concilia questa nuova avventura con i tuoi trascorsi di graphic designer all’estero?C’è un legame tra le due esperienze?
Avere conoscenze in marketing e graphic design ha velocizzato molti processi riguardanti la creazione di Numeroventi, dal branding degli eventi alla gestione dei social. Molti aspetti di Numeroventi sono legati all’estetica e alla cura scrupolosa dei dettagli, abilità maturata lavorando in agenzia. L’altro elemento che mette in relazione le due esperienze è l’osservazione su come si lavora all’estero e la delusione nel vedere che a Firenze mancavano molte delle cose meravigliose che trovavo in Spagna o Belgio. Si può dire che Numeroventi è anche nato come soluzione ad un problema.

Il palazzo che ospita Numeroventi non è una location qualunque: come l’avete scelto e come avete attualizzato il suo fascino classico?
Non l’abbiamo scelto noi, Il palazzo è stato scelto nel 1832 da Girolamo Pagliano, zio di mia nonna, per farci una fabbrica di sciroppo. Era indeciso se comprare l’edificio che adesso ospita Palazzo Ferragamo oppure Palazzo Galli Tassi. Il nostro lavoro è stato quello di ammorbidire lo stile classico attraverso la scelta di pezzi moderni, vintage, scandinavi. È stato creato uno stile insieme al nostro amico e designer Andrew Trotter e applicato in ogni ambiente. Le linee guida erano leggerezza, illuminazione, essenzialità, il tutto per facilitare il lavoro dell’artista che contempla lo spazio in cui sta lavorando.

Firenze, con tutta la sua storia, è uno sfondo molto connotato e impegnativo per ospitare un progetto artistico: in che modo ne siete influenzati?
All’inizio ci siamo sentiti estranei, ma nonostante sia una città molto statica da un lato, ospita una miriade di artisti e creativi che ne stanno cambiando il tessuto culturale. È senza dubbio un contrasto che ci motiva a lavorare di più nella direzione dove altre organizzazioni non hanno osato fino ad adesso. Un esempio è la multidisciplinarità delle residenze che ospitiamo.

Raccontaci un paio di collaborazioni con artisti che avete ospitato, di cui vai particolarmente orgoglioso.
Duccio Maria Gambi, Interior e furniture designer. Con lui abbiamo organizzato una retrospettiva dei suoi lavori e una dimostrazione di alcune tecniche. Lanceremo una collezione di oggetti in collaborazione con Numeroventi e una installazione dal concept ancora riservato che verrà ospitata nel 2018.

Kasia Fudakowski, artista contemporanea. Con lei abbiamo iniziato un progetto annuale che consiste nella creazione di un singolo pezzo di arredo dalla doppia funzione. Dall’opera verrà creata una collezione prêt-à-porter che sarà prodotta e commercializzata su richiesta. L’idea nasce dal desiderio di celebrare il potenziale di flessibilità entro un limite formale ma anche di avvicinarsi alla nozione di “oggetto come evento”. Poiché entrambi viaggiamo molto autonomamente, la produzione e la pianificazione richiedono una certa flessibilità, quindi speriamo di estendere il concetto anche a molte località diverse. L’idea è sviluppare ogni anno un progetto collaborativo in un paese diverso, che ospiterà anche il lancio. È eccitante perché è un formato rigoroso che offre una cornice flessibile per un gran numero di esperimenti volti a colmare la distanza tra arte e design.

Natalia Criado. Jewelery and product designer. Oltre ad ospitare Natalia quando stava sviluppando la sua collezione di successo “joyas en casa” (come portare la gioielleria a tavola), abbiamo curato la comunicazione della sua collezione e sviluppato due progetti: un workshop sui Mobili di Calder e l’equilibrio, e una collezione di specchi.

Praticamente, come funziona il vostro processo creativo collettivo? Descrivici una giornata tipo tra le mura di Numeroventi.
Ecco il programma della giornata durante la residenza collettiva che teniamo due volte l’anno.

7:30 – Sveglia e revisione degli obiettivi della giornata
9:00 – Colazione con gli artisti e scambio di idee, per fare il punto sullo sviluppo di ogni installazione e sulle necessarie modifiche o accorgimenti
10:30 – Workshop e produzione artistica
12:00 – Pranzo veloce e riunione con l’artista che deve installare quel giorno
14:00 – Ogni artista procede con il proprio lavoro, mentre il nostro team si divide tra organizzazione, creazione di contenuti per la promozione della mostra finale e assistenza agli artisti
20:00 – Cena con ospiti fiorentini e artisti in residenza
21.00 – Concerto di uno degli artisti
22:00 – Riposo, o lavoro a oltranza se necessario

La creazione collettiva consiste nell’informare e influenzare gli uni gli altri con conoscenze, feedback, consigli e assistenza pratica. La cosa che ci accomuna tutti (artisti, designer, musicisti, direttori creativi…) è appunto il modo in cui trattiamo un’idea e la trasformiamo in realtà. Durante le residenze collettive si creano connessioni molto utili tra gli artisti che poi spesso finiscono per collaborare su progetti futuri.

Interagendo con molti artisti diversi, che impressione ti sei fatto dello stato dell’arte contemporanea in questo momento?
L’impressione è che sia un sistema molto complesso, all’interno del quale entrano in gioco varie figure spesso molto lontane dall’arte e dall’artista. Sono affascinato dalle giovani gallerie che costruiscono programmi solidi e collaborazioni con gli artisti che durano nel tempo. Con Numeroventi per il momento ci concentriamo sul facilitare la produzione artistica e sul rappresentare al meglio il lavoro del creativo.

Quali progetti avete per le mani in questo momento? E in generale come immagini il futuro di Numeroventi?
Stiamo per lanciare il programma di residenze rivolto agli addetti ai lavori dell’industria creativa. Una, due o quattro settimane per riscoprire una pratica artistica/creativa andata in disuso per il sovraccarico di lavoro. Il regista può esplorare nuove possibilitá per un film ambientato a Firenze, il designer può finalmente sviluppare quella collezione che era rimasta nel cassetto, l’artista può scoprire la potenza di uno spazio come Numeroventi, lasciandosi ispirare dalla luce, dalle forme e dal contesto rinascimentale, lo scrittore puó isolarsi e dedicarsi al suo libro senza distrazioni. In generale vorrei vedere Numeroventi anche in altre città e paesi, sarei curioso di scoprire come una cultura diversa puó reagire ad un progetto simile. Al momento sono a Tokyo per esplorare questa possibilità. Il prossimo passo strutturale è invece l’inaugurazione del bar di vini naturali nella corte del Palazzo. Non vedo l’ora!